Dopo aver attraversato esperienze dolorose, alcuni sentono l’impulso irresistibile a cercare di tornare indietro, a cercare di tornare “come prima”.
E’ il tentativo del tutto naturale di arretrare di fronte al dolore e al pericolo che questo si rinnovi.
Questa intenzione di arretrare e tornare indietro per tornare “come prima”, è così naturale e spontanea che la persona può semplicemente agirla come fosse immediata, ovvia e priva di alternative.
Un po’ come respirare è ovvio, diciamo, è ovvio anche cercare di evitare il dolore, e quando lo si vive desideriamo perciò tornare indietro, per poter tornare come prima.
L’intenzione di tornare indietro, è un tentativo di regredire, cioè una strategia vitale volta a superare una difficoltà che minaccia la nostra sopravvivenza, che si basa sul cercare di tornare indietro per cambiare direzione al nostro percorso.
Quando alla pianta viene tagliata la cima, smette di crescere in altezza e regredisce cercando spazio orizzontalmente.
E’ un riflesso elementare ed antico.
Questo tentativo di regredire, può prendere anche la direzione della dissociazione: è possibile dissociarsi dal proprio dolore, cercando di dimenticare quello che è accaduto ed il male che questo ci ha provocato. In un certo senso si tratterebbe della soluzione ideale, che è quella – ad esempio – che promettono gli antidolorifici, con la loro capacità di dissolvere la percezione del dolore facendoci tornare “come prima”.
Se questo dimenticare e rimuovere non è possibile, allora la persona può essere costretta dal dolore/malessere a cercare di guarire.
Per questo in genere ci si rivolge all’ambito della terapia, cioè alle pratiche che hanno come scopo farci tornare sani, guarendoci appunto dalla malattia.
Idealmente quindi, nell’ambito terapeutico si tratta di nuovo di tentativi di farci tornare sani e normali, “come prima” insomma.
Nella realtà però, noi tutti sappiamo che indietro non si torna.
Indietro nel tempo infatti, non si torna.
E’ per questo che il risultato che otteniamo cercando di guarire con l’idea di tornare “come prima”, in un modo o nell’altro spesso è parziale.
La ferita non si cancella, solo diviene cicatrice.
Il dolore non svanisce, solo diviene sensibilità e percezione.
La cura in realtà non è un tentativo ma una necessità continua.
Le esperienze dolorose ci cambiano e dopo niente è più come prima.
Non accettarlo, cercando di restare aggrappati a come eravamo prima, può trasformarsi in un impedimento alla guarigione.
Mi dispiace dirtelo.
Accettare il cambiamento e dare un senso a tutto quel male, dare un senso a quel dolore imparando a farsene qualcosa di buono, io direi che è questo guarire.

